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Seminari & Convegni
da La Sicilia del 30 gennaio 2009
Nel corso del convegno «Sicilia Orientale, la logistica possibile», organizzato dalla Società degli Interporti Siciliani, in programma oggi al Palazzo dei Chierici di Catania, tra i vari interventi è in scaletta quello del prof. Rosario Faraci che presenterà i risultati di uno studio sul tema «Potenziale di mercato e scenari di sviluppo del Polo Logistico», di cui il docente catanese è responsabile scientifico per conto del Dipartimento Impresa Culture e Società dell'Università di Catania.
Lo studio, cui hanno collaborato i ricercatori Alessandro Basile, Giuseppe Ferlito, Paolo Fidelbo, Lisia Marella ed Emanuele Rapisarda, offre un interessante spaccato sul mercato dei servizi logistici nella Sicilia orientale e nella provincia di Catania, in relazione ad una domanda sempre più crescente. Tale mercato, tuttavia, è fortemente influenzato dall'insufficiente dotazione infrastrutturale (strade, porti, aeroporti, ferrovie) e dalla modesta qualità di quella esistente, con pesanti ricadute sull'economia dei trasporti e sui conti economici delle imprese.
Nello studio condotto dal team coordinato dal prof. Faraci, l'analisi della domanda è condotta a diversi livelli: al livello di flussi di merci (in Sicilia è prevalente il trasporto su gomma) e di flussi import-export (fortemente condizionati dall'industria chimico-petrolifera); al livello di imprese che generano tali flussi, con un peso determinante del comparto del commercio; al livello degli operatori di trasporto che movimentano tali flussi (in Sicilia quasi 9.000).
Le filiere analizzate sono state: il food (che in Sicilia interessa 103.893 imprese del settore agricolo, 2.071 del settore pesca e 12.456 del settore alimentari e bevande, oltre ad una fetta significativa del comparto del commercio siciliano: in tutto 35.334 imprese); l'automotive (che include 17.744 imprese di commercializzazione delle auto, dei veicoli industriali e dei pezzi di ricambio); il farmaco; e la filiera delle merci pericolose (che interessa 513 imprese del settore smaltimento rifiuti, 53 del settore fabbricazione coke, 525 dell'industria chimica e 567 dell'industria della gomma e della plastica, oltre agli "output" dell'industria metalmeccanica).
Attraverso un ricco programma di interviste sul campo, è stata poi ascoltata la voce delle imprese di autotrasporto che lamentano problemi di sicurezza, di eccesso di costi, di bilanciamento fra i flussi di merci in entrata e in uscita, a partire da una condizione non proprio ottimale di strade, ferrovie e porti. Interessante anche l'analisi sull'offerta: se tale bisogno si limita al deposito e al magazzinaggio, sono molte le strutture che insistono nel territorio, alcune incoraggiate dal soggetto pubblico (come gli Autoporti), altre avviate dai privati (come le piattaforme logistiche), altre addirittura promosse da imprese del Nord e del Centro. Se, invece, il bisogno da soddisfare è quello di servizi logistici più complessi, nella Sicilia orientale l'Interporto entra in diretta competizione con alcuni progetti privati avviati da primarie società immobiliari e da alcuni imprenditori locali.
Lo studio del Dipartimento Impresa Culture e Società ha dedicato poi due approfondimenti tematici al settore dell'agroalimentare e a quello immobiliare logistico, concludendo che per la logistica occorre una visione di sistema ed integrata del governo dei flussi logistici, affidandone la responsabilità congiuntamente al soggetto pubblico e ai privati.